Il carburante aereo non manca e magari costa meno di inizio guerra, ma i prezzi dei biglietti aerei restano alti

Quando il costo scende, il prezzo al pubblico… Resta uguale, o sale lo stesso. Benvenuti nel mercato del trasporto aereo nell’estate 2026, dove il jet fuel è calato del 26% in un mese ma i biglietti per andare in vacanza continuano a costare cari, salvo alcuni casi dove scendono.

La crisi c’è stata. Il ribasso pure. Lo sconto no.

Ricapitoliamo, la chiusura dello Stretto di Hormuz durante la guerra tra Stati Uniti e Iran ha mandato in tilt le forniture di carburante aereo, spingendo i prezzi ai massimi storici e mettendo in ginocchio vettori come Spirit Airlines. Poi lo Stretto si è parzialmente riaperto, il petrolio è tornato ai livelli pre-crisi e anche il jet fuel ha iniziato a scendere: -2,1% solo nell’ultima settimana di giugno, -26% rispetto ai picchi del mese prima, secondo il Price Monitor della Iata.

E allora perché i biglietti non calano di un euro? Un po’ per effetti a catena non immediati, un po’ per instabilità di una guerra non terminata, un po’ forse perchè alle compagnie aeree può andare bene così. La domanda regge, alcuni concorrenti sono usciti dal mercato indeboliti dalla crisi del carburante, e quindi il potere contrattuale è dalla parte di chi vende i posti in cabina. Il jet fuel resta comunque il 29,5% più caro rispetto a un anno fa — ed è la condizione perfetta per non muovere i listini, anche quando i costi si sgonfiano.

L’Europa fa da bancomat: agosto costa il 74% in più di giugno

La geopolitica non è unico fattore, in Europa a fare il lavoro sporco ci pensa la stagionalità, con numeri che sui social farebbero scandalo se parlassimo di benzina alla pompa invece che di voli. Secondo l’Osservatorio di Maiora Solutions, che ha passato al setaccio oltre mille voli su 30 rotte da e per l’Italia:

  • Chi prenota all’ultimo paga fino al 21% in più rispetto a chi aveva acquistato a marzo
  • Agosto costa in media il 74% in più di giugno sulle rotte mediterranee
  • Roma-Atene: da 104 a 173 euro in una sola settimana di giugno (+66%)
  • Milano-Heraklion: da 121 euro a giugno a 323 euro ad agosto. Centosessantotto per cento. Non è un rincaro, è un pizzo stagionale.

E non è neanche uniforme: le mete più ambite come Atene bruciano i portafogli, mentre Palma di Maiorca o Dubrovnik restano più contenute solo perché c’è più offerta charter e low cost a fare da contrappeso. In pratica: dove la concorrenza c’è, i prezzi si adattano. Dove non c’è, si scatenano.

Capitali europee: e chi vola da Milano paga il conto più salato

Un volo Milano-Londra ad agosto costa in media 329 euro, il 42% in più della tratta Roma-Londra (231 euro). Milano-Parigi costa il 21% in più rispetto a Roma-Parigi. Il motivo? Più pressione della domanda su Linate, mentre Fiumicino gode di una concorrenza low cost più solida. Milano-Madrid passa da 113 euro a giugno a 225 euro ad agosto: il prezzo quasi raddoppia nel giro di due mesi.

E ovviamente prenotare presto resta l’unica arma del passeggero: chi ha comprato a inizio maggio un volo per luglio ha pagato il 28% in più di chi si era mosso a marzo. Il mercato ti premia per l’ansia da prenotazione anticipata.

Medio Oriente: la geopolitica come tariffa permanente

Se in Europa la scusa è “l’estate”, in Medio Oriente la scusa è “la guerra”, ed è più difficile da smontare — ma i numeri restano comunque un pugno nello stomaco. A maggio la domanda nell’area è crollata del 28,4%, eppure durante l’escalation del conflitto le tariffe sono schizzate del 57% in una sola settimana. Ora si sono un po’ ridimensionate, ma restano ancora il 5% sopra i livelli di marzo. Le rotte più salate per agosto:

  • Londra Heathrow-Amman: 661 euro (Economy)
  • Londra Heathrow-Doha: 666 euro (Economy)

E chi deve proseguire verso l’Asia attraverso gli hub del Golfo se la passa peggio di tutti:

  • Media Economy: 782 euro
  • Media Business: 2.360 euro
  • Londra Heathrow-Singapore: punte oltre 3.200 euro

Curiosità: sul lungo raggio luglio costa più di agosto (848 contro 813 euro). Quindi anche la “bassa stagione” qui è un concetto teorico — l’unica vera arma resta prenotare con mesi di anticipo, sperando che non scoppi nient’altro nel frattempo.

Stati Uniti: Londra-New York, quel +27% che nessuno si aspettava

Negli Stati Uniti la domanda tiene nonostante i rincari, spinta anche da eventi come la Coppa del Mondo e le celebrazioni per il 250° anniversario del Paese. Per il resto delle rotte estive i prezzi restano sostanzialmente in linea con l’anno scorso — un’eccezione più unica che rara in questo scenario.

L’eccezione che conferma la regola, però, è pesante: i voli andata e ritorno tra Stati Uniti e Londra costano il 27% in più rispetto allo scorso anno. Nessuna vera giustificazione stagionale o geopolitica specifica per questa tratta: semplicemente, il mercato regge e le compagnie ne approfittano.

Il conto finale del carburante aereo e dei prezzi

Il carburante scende, i costi operativi calano, la domanda globale cresce solo del 2,7% in Europa (mentre crolla altrove — Medio Oriente -28,4%, USA -0,8%), eppure i prezzi restano appesi ai massimi. Le compagnie aeree hanno alzato le tariffe in media del 20% nei mesi scorsi per “compensare” il rincaro del carburante. Ora che il carburante scende, quella compensazione dovrebbe sparire.

La verità, è che quando c’è un’emergenza i prezzi salgono “per forza”. Quando l’emergenza rientra, i prezzi restano dove sono “per scelta”. Se dopo l’estate la domanda dovesse rallentare, forse qualche sconto arriverà.

 

Fonte dati: Il Sole 24 Ore, Iata Price Monitor, Osservatorio Maiora Solutions

Lascia un commento

*