Il decreto correttivo della delega fiscale è ormai al traguardo: dopo il via libera della Ragioneria dello Stato, il testo è approdato in Parlamento. E per le flotte aziendali cambia parecchio, in entrambe le direzioni, mentre su queste pagine invece si chiedeva di cambiare poco, stabilmente ed in senso di alleggerimento delle imposte per le flotte.
La stretta sui veicoli vecchi
La misura più discussa riguarda i veicoli diesel e benzina che restano in flotta da oltre cinque anni: per questi il prelievo fiscale sale del 50%. Non è un incentivo al rinnovo, ma una vera penalizzazione per chi tiene i mezzi troppo a lungo. L’obiettivo dichiarato dal governo è duplice: accelerare il turnover delle flotte, portandolo a una media di quattro anni, e ridurre l’impatto ambientale dei veicoli aziendali più inquinanti, in linea con la strategia di taglio dei sussidi ambientalmente dannosi.
Per le aziende con parchi auto a benzina o diesel già in affanno dopo la riforma del fringe benefit della manovra 2025, la doccia è doppiamente fredda. C’è da aspettarsi che molte imprese anticipino la sostituzione dei veicoli proprio per non incappare nella nuova aliquota.
Le buone notizie: fine dell’incertezza sul 2025
Il decreto chiude anche due partite rimaste aperte dopo la manovra dello scorso anno. Sparisce il rischio di tassazione al valore normale — la più penalizzante — per i veicoli assegnati ai dipendenti dopo il 30 giugno 2025: una criticità che riguardava soprattutto le auto ordinate nel 2024 e consegnate nel 2025, finite in un limbo normativo. Cade anche la penalizzazione per le aziende che riassegnano a un nuovo dipendente un’auto già utilizzata in precedenza da un collega, una prassi molto comune nella gestione delle flotte che finora comportava rischi fiscali.
Il capitolo optional
C’è poi una modifica tecnica ma di impatto pratico: gli accessori non compresi nelle tabelle ACI, che finora potevano far lievitare il valore imponibile del fringe benefit caso per caso, verranno ora conteggiati con una maggiorazione forfettaria unica del 5%. Una semplificazione che riduce le incertezze interpretative che negli ultimi anni avevano creato non pochi grattacapi tra aziende e dipendenti.
Un decreto omnibus più ampio
Le auto sono solo un capitolo di un provvedimento che tocca anche successioni, trust, cessione di crediti d’imposta dei professionisti, cooperative compliance e global minimum tax. Segno che il governo ha scelto di infilare in un unico testo correttivo tutti i nodi rimasti aperti dalla riforma fiscale, comprese le auto aziendali.
Per i fleet manager il messaggio è comunque chiaro: più certezza sui passaggi tra dipendenti, ma anche una spinta fiscale concreta a non far invecchiare troppo la flotta. Chi ha ancora diesel o benzina con più di cinque anni sulle spalle farebbe bene a mettere in agenda il rinnovo prima che il decreto completi l’iter parlamentare e diventi operativo.












