La rivoluzione della mobilità promessa negli ultimi anni non è arrivata, come meglio misurato dalle flotte di auto aziendali. O meglio: sta arrivando, ma molto più lentamente, in modo disomogeneo e – soprattutto – con costi sempre più elevati.
È questo il quadro che emerge dalla ricerca ANIASA–Bain 2026, che ridisegna le prospettive del settore automotive e offre indicazioni particolarmente rilevanti per il mondo delle flotte aziendali, oggi alle prese con scelte sempre più complesse.
I miti della mobilità che non hanno retto
Per anni si è raccontato un futuro fatto di auto vendute online, elettrico dominante, car sharing al posto dell’auto privata e monopattini per tutti. La realtà è diversa. Le vendite digitali non hanno sostituito i concessionari, il car sharing resta marginale, la micromobilità non è diventata un pilastro del sistema e l’elettrico cresce, sì, ma solo dove è sostenuto da incentivi.
Per le aziende, che gestiscono flotte e mobilità dei dipendenti, questo significa una cosa semplice: il modello non è stato rivoluzionato, ma solo adattato.
Il concessionario non sparirà
Nonostante l’accelerazione digitale e l’intelligenza artificiale, l’acquisto dell’auto resta un processo profondamente “fisico”. La maggior parte delle vendite si conclude ancora in concessionaria, dopo diverse interazioni. Un dato che vale ancora di più per le flotte aziendali, dove la componente consulenziale è decisiva: dalla scelta dei modelli alla gestione post-vendita. In altre parole, il digitale aiuta, ma non sostituisce il rapporto diretto.
Elettrico sì ma a strappi (vedi il boom del Sud Italia)
Sul fronte dell’elettrificazione, il quadro è tutt’altro che lineare. La crescita c’è, ma è discontinua e fortemente legata agli incentivi. L’obiettivo di una quota intorno al 30% entro il 2030 appare oggi più realistico rispetto alle previsioni più ottimistiche del passato.
Emblematico quanto accaduto nei primi mesi del 2026: un improvviso boom delle auto elettriche nel Sud Italia, trainato da forti sconti su citycar a basso costo, come quelle proposte da nuovi brand emergenti. Un exploit significativo, ma temporaneo. Senza incentivi e promozioni aggressive, la domanda torna rapidamente su livelli più contenuti.
Per chi gestisce flotte aziendali, questo si traduce in un problema concreto: pianificare investimenti su tecnologie ancora poco stabili dal punto di vista economico.
Il vero ostacolo alla mobilità EV è il prezzo
Il nodo centrale resta infatti il costo. Negli ultimi dieci anni, il prezzo medio delle auto è aumentato di oltre il 50%, mentre i redditi sono cresciuti molto meno. Il risultato è che l’auto – anche per le aziende – torna a essere un bene sempre più oneroso.
Le vetture elettriche, generalmente più care, amplificano questo problema. E senza un quadro stabile di incentivi e fiscalità, il rischio è quello di rallentare il rinnovo delle flotte.
Car sharing e monopattini? Non per le aziende
Anche le alternative alla proprietà mostrano limiti evidenti. Il car sharing, nato per ridurre il numero di auto in circolazione, si sta progressivamente avvicinando al modello del noleggio tradizionale. I monopattini, dopo un boom iniziale, stanno vivendo una fase di ridimensionamento, complice anche una regolamentazione più stringente.
Per le imprese concentrate verso l’elettrico ma non solo, queste soluzioni restano marginali: utili in alcuni contesti urbani, ma non in grado di sostituire una flotta aziendale strutturata.
Il ritorno del pragmatismo: vince il noleggio
In questo scenario, è il noleggio a guadagnare centralità. Sempre più aziende lo scelgono per una ragione semplice: consente di accedere ai veicoli senza esporsi ai rischi legati alla proprietà, mantenendo sotto controllo i costi e aggiornando più facilmente il parco auto. È una soluzione che risponde alla crescente incertezza del mercato e accompagna, in modo più realistico, la transizione energetica.












