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Il Documento Unico di Circolazione in proroga al 30 settembre

Quando si parla di Documento Unico di Circolazione, la parola “proroga” è sempre attuale. Ora è rimandato a fine settembre. Per capire bene occorre fare un passo indietro: con il decreto legge 98/2017, il Governo inizia il cambio radicale nei documenti dell’auto.

Il nuovo certificato è stato ideato per sostituire progressivamente sia la Carta di circolazione – nota anche come Libretto di circolazione – sia il Certificato di proprietà. Una piccola rivoluzione che ha come obiettivo quello di sempflificare la vita a cittadini e aziende, dando un colpo di scure a un po’ di burocrazia.

Per motivi soprattutto tecnici si sono susseguite diverse proroghe all’entrata in vigore di questo documento unico.

In una prima fase, sarebbe dovuto apparire nel giugno 2018. Poi, di proroga in proroga, si è arrivati al 31 ottobre 2020, quindi al 30 marzo 2021 e successivamente al 30 giugno.

Infine, oggi è annunciato per il 30 settembre 2021.

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Documento Unico, Pietro Teofilatto di Aniasa spiega lo stato dell’arte

Lo sa bene Pietro Teofilatto, direttore area fisco ed economia di Aniasa. Ossia l’Associazione nazionale industria dell’autonoleggio, della sharing mobility e dell’automotive digital, come da nuova denominazione ufficializzata ieri.

Argomenta: «Sono sempre dei problemi tecnici a impedire un buon funzionamento del sistema e per il completamento dell’entrata in vigore del Documento Unico. Molti sono stati risolti negli ultimi mesi. Per tutto il 2020 si sono succeduti vari decreti dirigenziali da parte della direzione centrale della Motorizzazione per attuarlo».

Finalmente dovremmo essere in dirittura d’arrivo, anche perché il tema è nell’agenda di diversi politici. Teofilatto: «Si è mossa molto Sara Moretto di Italia Viva e il viceministro delle Infrastrutture, Alessandro Morelli. A maggio scorso hanno deliberato la proproga sapendo che i problemi tecnici sono in via di soluzione».

Intanto, questi “problemi tecnici” fanno sì che se un tempo per fare una pratica di immatricolazione o di passaggio di proprietà bastavano pochi minuti e ora si va per le lunghe.

«La questione è stata portata davanti alle autorità perché in ballo ci sono costi (e perdite di tempo, ndr) enormi. Non si parla infatti del singolo automobilista, ma di aziende socie di Aniasa che, in certi casi, immatricolano anche 2.000 vetture con un singolo atto. Nulla in confronto al passato, quando accadeva che certi associati immatricolavano 40.000 auto in 3 giorni».

Problemi tecnici? Leggi cosa diceva Teofilatto a inizio primavera: “I software non sono pronti”

A luglio nuova riunione tra Mims, Aci e associazioni

Gli incontri tra Aniasa e il Mims (come si chiama oggi l’ex Mit, ndr) proseguono da mesi.

In uno di questi, a fine aprile il nuovo capo dipartimento, Mauro Bonaretti, ha presieduto una riunione con i rappresentanti, oltre che del Mims, anche dell’Aci e della filiera automotive. Quest’ultima aveva sollecitato un confronto sulle criticità informatiche riscontrate.

Apprezzato lo spirito di collaborazione delle associazioni, il direttore ha quindi annunciato la riattivazione del Comitato Tecnico, a cui parteciperà Aniasa. Obiettivo: esaminare e portare a soluzione le questioni pendenti.

Intanto, l’associazione delle autoscuole Unasca ha evidenziato circa 20 problemi tecnici, ai quali gli addetti ai lavori stanno lavorando per arrivare a una soluzione.

Ora l’appuntamento sarà a luglio, per fare il punto della situazione e verificare che le criticità siano state sanate.

«Noto un rinnovato spirito collaborativo all’interno del Mims. L’obiettivo di tutti è che, dal 1° ottobre, i tempi per immatricolare un’auto siano inferiori». E a proposito di ministero delle Infrastrutture: a metà settimana, il governo ha annunciato una nuova struttura all’interno dello stesso. È prevista la creazione del Dipartimento per la mobilità sostenibile.

Infatti, da febbraio il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha cambiato nome in Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile (Mims).

Lo ha deciso il Consiglio dei ministri su proposta del ministro Enrico Giovannini con il decreto-legge sulla riorganizzazione dei ministeri. Ha spiegato: «La variazione corrisponde a una visione di sviluppo che ci allinea alle attuali politiche europee e ai principi del Next Generation Eu».

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Pietro Teofilatto

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