C’è qualcosa di malinconico e al tempo stesso vitale nel fatto che uno dei pochi grandi eventi automotive rimasti in Italia si tenga in un autodromo. Non in un quartiere fieristico, non in un padiglione climatizzato tra stand di moquette grigia e hostess in tailleur.
All’Autodromo Nazionale di Monza: asfalto, sopraelevate, odore di gomma e storia del motorsport mondiale. MIMO — Milano Monza Motor Show — è arrivato alla quinta edizione e, sia detto senza ironia, si conferma un appuntamento che il settore non può permettersi di ignorare.
Tre giorni, dal 26 al 28 giugno. Ingresso gratuito. Orario 9–20. Difficile trovare scuse per non esserci, se si ama l’auto quella da poter toccare con mano, possedere secondo i casi.
Il salone che non c’è più, e quello che c’è
Il Salone “di Ginevra” arranca ormai su fasti che non tornano, quello di Francoforte si è reinventato come IAA cercando ancora un’identità, e il Salone di Torino è un ricordo per i capelli grigi. L’Italia — Paese che ha inventato il concetto stesso di automobile come oggetto di desiderio — non ha più un grande motor show degno di questo nome. MIMO ci ha provato e ci prova, eccome, a fare qualcosa di buono.
Non è un salone nel senso classico del termine, ma è diventato qualcosa di forse più onesto: un festival, aperto davvero a tutti, dove l’automobile si vive invece di essere soltanto guardata attraverso il vetro di una teca.
E la location fa la differenza in modo quasi brutale. Il Tempio della Velocità non è uno sfondo neutro: è un luogo che porta con sé decenni di storia, tragedie, vittorie, record. Mettere lì dentro una Porsche 911 GT3 RS o una hypercar con 2.157 CV — come la Giamaro Krafla modenese, motore V12 quadriturbo da 7 litri — non è un fatto di marketing. È restituire alle auto il contesto in cui hanno senso.

Flotte aziendali: il mercato vero, quello che muove i numeri
C’è un aspetto di MIMO che la comunicazione istituzionale tende a relegare in secondo piano ma che vale la pena sottolineare: la presenza massiccia di brand orientati alle flotte aziendali. Mercedes-Benz con GLC EQ 400, GLB EQ 250+, CLA EQ 250+ e Classe A 180d — tutti disponibili per test drive. Tesla con Model 3 e Model Y. Changan con la gamma Deepal, inclusa la nuova S05 Ultra Hybrid in anteprima mondiale proprio a Monza.
Oggi le flotte aziendali rappresentano la colonna vertebrale del mercato auto europeo: secondo le stime di settore, oltre il 50% delle immatricolazioni nei principali mercati europei passa attraverso il canale B2B.
MIMO ha esprime la cosa: un evento che vuole essere rilevante non può ignorare chi compra le auto per davvero, in quantità e che sta gestendo in questo momento la transizione più complessa della propria storia: l’elettrificazione delle flotte.
Ecco allora che l’Electric Area by Plenitude, con percorsi di prova guidati da piloti professionisti e un’infrastruttura di ricarica attiva durante l’evento, non è soltanto un’iniziativa di greenwashing festivaliero. È una risposta concreta a una domanda che i fleet manager si pongono ogni giorno: come funziona davvero la ricarica? Come si guida un’auto elettrica fuori dal ciclo omologativo?

La parata non è solo parata: c’è anche MissionFleet
Tra le novità di questa edizione, da leggere in dettaglio sul sito ufficiale, anche la nostra auto per la Journalist Parade del 26 giugno: parteciperà anche MissionFleet con una elettrica alto-prestazionale questa volta (lo scorso anno era una simpatica ma non certo pistaiola Dacia Bigster): Hyundai della serie Ioniq 6 N-line, vistosa per lo spoiler singolo in stile “ducktail”. La presenza di una storica e primaria testata specializzata in flotte aziendali, in una parata dominata da supercar e hypercar, dice che il confine tra mondo sportivo e mondo corporate si sta assottigliando.
Le auto elettriche di elevata performance non sono più un ossimoro, e i gestori di flotta guardano anche all’N-line e alle sue simili, con interesse crescente. Anche un’auto aziendale, spinta certo dalla fiscalità che premia le Bev, può emozionare è, paradossalmente, uno degli argomenti di scelta sul fringe benefit e quindi vendita, più potenti che esistano.
Supercar, competizioni e qualche rarità assoluta – il programma
Per chi viene per le auto — e la maggior parte ci viene per questo — MIMO 2026 offre un programma denso. Lo spettacolo di drift del Campionato Italiano Drifting ogni giorno intorno alle 12.45 sul rettilineo. La Supercar Parade alle 17.30 con hypercar sulle sopraelevate storiche. Le competizioni GT3isti Challenge e Speed Cup domenica 28 — formato Time Attack, autorizzate ACI Sport — con Porsche 911 GT3, Ferrari 296 Challenge, Lamborghini Huracan ST.
BRS Motorsport porta esemplari preparati da collezione: Lamborghini Revuelto, McLaren 720S, Ferrari SF90 XX, Porsche 992 GT3 RS. ARES Atelier porta la S1 in due livree e la Panther. La 777 Collection espone il primo esemplare al mondo della BMW Skytop — 50 unità totali, consegne 2026-2027. E poi c’è la SGT 55, tributo all’Alfa Romeo 155 V6 TI del DTM 1993: un’auto che racconta un’epoca in cui l’Italia vinceva contro ogni pronostico, costruita su Piattaforma Giorgio con omologazione stradale. Romantica e concreta al tempo stesso.

Accessi, biglietti e parcheggi
MIMO funziona. Funziona perché è gratuito, perché si tiene in un posto unico al mondo, perché ha capito che la passione per le auto non è morta ma si è frammentata — c’è il malato della supercar, il fleet manager pragmatico, la famiglia curiosa, il ragazzo che sogna — e che un evento aperto può parlare a tutti loro contemporaneamente senza snaturarsi.
La domanda che resta, però, è: in un paese che ha perso grandi costruttori di massa e che sta vivendo una transizione elettrica più lenta e faticosa della media europea, cosa rappresenta oggi un festival dell’automobile? Nostalgia? Resistenza? O una prova che l’Italia sa ancora costruire attorno all’auto una cultura, un’identità, un’esperienza che nessun algoritmo potrà replicare?
La risposta, probabilmente, è misurabile a Monza. Dal 26 al 28 giugno, ingresso libero. Parcheggi prenotabili su www.milanomonza.com.













