Il nuovo rapporto “Auto e Città, oltre il divieto”, curato dall’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School, mette in evidenza un primato tutto italiano: nel Belpaese si concentra più della metà di tutti i provvedimenti di restrizione alla circolazione urbana censiti in Europa: 485 su 863 misure di limitazione dell’accesso (tra Ztl, Low Emission Zone e Congestion Charge), pari al 56,2% del totale europeo.
“In tutto questo è evidente l’assenza di un coordinamento efficace a livello nazionale – commenta il prof. Fabio Orecchini, Direttore direttore dell’oAM -. L’esempio di altri paesi, come Germania, Francia e Spagna, ci dice che per le zone a basse emissioni sono possibili definizioni uniche nazionali che permettano agli automobilisti di orientarsi meglio tra le diverse restrizioni presenti a livello locale”.
Lo studio evidenzia la mancanza di una piattaforma nazionale a disposizione degli automobilisti cittadini che possa essere anche uno strumento da sfruttare ai veicoli sempre più connessi: a livello aziendale questo faciliterebbe il dialogo in tempo reale con l’ecosistema urbano, aiutando le società a pianificare i percorsi in modo più efficiente.
Il nodo tecnologico: la “balcanizzazione” blocca l’auto connessa
Secondo il rapporto, l’Italia detiene il primato europeo delle ZTL: pari a 446 su 500 (in Europa: Ue+Efta+Uk; aprile 2026). In sostanza il nostro paese da solo copre l’89% di tutte le ZTL presenti in Europa. Non è un caso: spesso demonizzate nel dibattito pubblico, le Zone a Traffico Limitato nascono come uno strumento a disposizione dei sindaci per proteggere il patrimonio artistico archeologico, limitando il traffico ai non residenti locali. Un primato che si traduce in una “balcanizzazione” della mobilità, come definita dal presidente Unrae Roberto Pietrantonio: regole, orari e deroghe, infatti, cambiano da comune a comune.
“Chi viaggia da Milano a Napoli può incontrare decine di norme differenti e difficili da interpretare: per questo servono maggiore coordinamento tra le amministrazioni e informazioni più semplici e accessibili. La mobilità non è il problema da limitare: è una risorsa da governare. Le città migliori saranno quelle capaci di conciliare sostenibilità, inclusione e libertà di movimento.”
Asimmetria normativa? Più incertezza in azienda
L’asimmetria normativa ostacola tanto chi viaggia quanto chi investe in telematica di bordo e connettività dei veicoli. Oggi infatti anche chi acquista veicoli di ultima generazione, connessi e capaci di elaborare miliardi di dati al secondo, di fronte al labirinto burocratico delle regolamentazioni degli accessi urbani non ha modo di interfacciarsi con un sistema di controllo automatizzato univoco.
Sapere con assoluta certezza, invece, quali città adottano o adotteranno ztl, divieti, pedonalizzazioni, low emission zone, logiche di aree verdi, per fleet e mobility manager significa non solo poter pianificare meglio i tragitti ma sapere se e come accelerare lo shift modale, mettere in atto cicli di sostituzione dei veicoli senza il timore di svalutazioni repentine causate da ordinanze comunali improvvise. Più che una semplificazione, uno strumento che neutralizza l’incertezza sul TCO, integrando la complessità normativa direttamente nelle strategie operative della transizione.
—> SUL TEMA: leggi qui i risultati degli ultimi studi sulla mobilità urbana divulgati a giugno 2026