GreenSguardo sul futuro

E se fosse un futuro a idrogeno?

Elettriche, Ibride, Metano… ma se fosse un futuro a idrogeno?  Lo pensa l’Hydrogen Council che raggruppa 53 grandi imprese (da Air LiquideToyota) e che prevede anche il boom delle auto a idrogeno entro il 2030, che dovrebbero arrivare a circa 10 milioni di unità. Naturalmente è tutta, come per quanto riguarda l’elettrico d’altronde, questione di infrastrutture e di prodotto disponibile. Perché la tecnologia c’è, e promette autonomie d’uso al momento pressoché irraggiungibili dai veicoli a trazione elettrica. Con tempi di ricarica uguali a quelli per fare il pieno con il gasolio o la benzina. Ad esempio la Hyundai Nexo e la Toyota Fine-Confort Ride Concept percorrono rispettivamente 800 e 1000 chilometri. Con una produzione che dovrebbe balzare dalle circa 3 mila vetture attualmente circolanti in Europa alle 30 mila che verranno prodotte dall’anno prossimo solo da Toyota. se ne è recentemente parlato durante il convegno tenutosi presso la Sala Istituto Santa Maria in Aquiro del Senato, organizzato dalla Fondazione H2U e da Maurizio Buccarella, Vice presidente del Gruppo Misto del Senato, con il Patrocinio dell’ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani.

E se fosse un futuro a idrogeno? Autonomia, velocità di ricarica ed emissioni 0 i pro. Tra i contro i costi, come per tutte le tecnologie, gli spazi di stockaggio e il consumo di energia per la sua produzione

E se fosse un futuro a idrogeno? ma come funziona? L’auto a pila a combustibile produce elettricità facendo reagire l’idrogeno accumulato nel deposito con l’aria. Da questa reazione, che avviene in delle celle speciali, si genera elettricità e si libera acqua sotto forma di vapore. L’elettricità rimane immagazzinata in una batteria e viene impiegata per alimentare i motori elettrici dell’auto. Alle basse velocità l’auto si muove ottenendo energia solo dalla batteria, mentre a velocità più elevate, come ad esempio in autostrada, la pila a combustibile apporta una potenza extra ai motori e allo stesso tempo ricarica la batteria (che, come le ibride di casa Toyota,  sfrutta anche l’energia rilasciata in frenata per ricaricarsi). Tra gli inconvenienti certamente la difficoltà a “produrre” questo carburante, perché per averlo in grandi quantità occorre separarlo dagli idrocarburi e il processo in questione produce grandi quantità di CO2. In alternativa, l’idrogeno si più ottenere anche attraverso l’elettrolisi o la termolisi, in entrambi i casi, però, è necessaria una grande quantità di energia per avviare il processo di separazione dell’idrogeno. Inoltre occupa molto spazio, sia per immagazzinarlo nei distributori che a bordo. Infine i costi di produzione delle auto che, come le elettriche, si abbasseranno naturalmente nel tempo, ma che difficilmente diventeranno “popolari”, visto l’uso di metalli preziosi, come il platino. Toyota, che è stata la prima Casa a commercializzare un’auto a idrogeno, la Mirai (leggi qui) costa infatti circa 70 mila euro in Europa.

E se fosse un futuro a idrogeno? Lo auspica Nicola Conenna, presidente della Fondazione H2U The Hydrogen University: “Negli ultimi tre anni, grazie a un investimento di 10 miliardi di euro, le fuel cell hanno fatto uno straordinario salto tecnologico. Oggi sono grandi come un computer portatile e pesano poco più di 10 chili, invece dei 400 delle batterie. Anche il pieno di idrogeno che le alimenta, e che consente di percorrere da 600 a 800 chilometri, è molto più leggero di quello tradizionale, solo 5-8 chili, e si fa in tre minuti. Inoltre se si mettono assieme due fuel cell si ottiene abbastanza energia per far viaggiare senza problemi un camion. Con queste prestazioni non c’è gara: il futuro è dell’idrogeno. Anche perché i prezzi crolleranno ed entro 5 anni queste macchine saranno competitive anche dal punto di vista del costo”.

Grazie ai forti investimenti fatti soprattutto in Asia, con Toyota in Giappone che ci ha messo 4 miliardi di dollari per preparare una fabbrica che decuplicherà la sua capacità produttiva nel 2020, e con Hyundai in Corea che ha firmato un accordo per vendere mille camion a idrogeno in Svizzera. In Europa capofila è invece la Germania, con BMW e Daimler che stanno realizzando una rete di distributori di idrogeno (in Europa la rete conta 150 punti, concentrati in Germania, con una presenza a Parigi, Londra, in Scandinavia e in Spagna; in Italia c’è solo a Bolzano).

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