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Inquinamento, report Unione Petrolifera sfata pregiudizi sul Diesel

Calano le vendite di auto Diesel e aumentano le emissioni di CO2. Uno studio dell’Unione Petrolifera, presentato in occasione di #FORUMAutoMotive, sfata demagogie e pregiudizi sulle vetture alimentate a gasolio.

In occasione dell’evento legato al movimento di opinione sui temi legati alla mobilità a motore, promosso dal giornalista Pierluigi Bonora, sono stati resi noti alcuni risultati emblematici: oggi un’auto Diesel Euro 6 emette il 95% in meno di NOx (ossido di azoto) rispetto a una Euro 0 e il 96% in meno di PM rispetto a un veicolo Euro 1. Una differenza abissale che dovrebbe indurre i legislatori italiani a comportarsi di conseguenza (leggi la mappa europea delle restrizioni per le auto a gasolio).

Risultati simili anche per quanto riguarda i mezzi pesanti: è stato misurato che un motore Euro 6 presenta emissioni di 8 volte inferiori rispetto a uno omologato Euro 3. In aggiunta, nei primi due mesi di quest’anno a un calo della quota di vetture diesel immatricolate, è corrisposto un aumento complessivo del CO2 medio delle nuove auto vendute. Dati alla mano, oggi l’utilizzo del diesel di ultima generazione è fondamentale per raggiungere gli obiettivi di riduzione della CO2 previsti per il 2030, in modo socialmente ed economicamente sostenibile.

“Per ridurre il CO2 i Diesel di nuova generazione sono imbattibili”

L’evento, tenutosi ieri a Milano, ha presentato dunque questo report con l’obiettivo di fare chiarezza sul tema delle  motorizzazioni e delle emissioni clima-alteranti e inquinanti, cercando di rappresentare un punto fermo contro le demagogie e sfatando i pregiudizi che si sono accumulati nei confronti del diesel, molto spesso sul banco degli imputati come principale fonte non solo dell’inquinamento urbano, ma anche delle emissioni in generale più nocive.

“Tali pregiudizi – ha sottolineato Pierluigi Bonora – influenzano le scelte politiche in materia di mobilità e di ambiente, scelte che spesso non portano a un sensibile miglioramento della situazione dell’aria”. Come ha sottolineato la stessa Unione Petrolifera – e come peraltro evidenziato anche dalle principali associazioni che operano nel settore automotive italiano (leggi) – “le auto immatricolate in Italia hanno un’età media tra le più elevate d’Europa, con ripercussioni negative sui livelli delle emissioni”. Emblematici i dati: se nella Penisola più della metà del parco vetture ha un’età superiore ai 10 anni, in Francia, Germania o Regno Unito tale percentuale è vicina a un terzo, oscillando tra il 36 e il 39% del totale.

“Dalla nostra analisi – evidenzia il presidente di Unione Petrolifera Claudio Spinaci – emerge come le alimentazioni diesel siano parte della soluzione e non la causa del problema”.

Del resto i risultati di prove condotte il mese scorso mostrano per alcuni modelli addirittura zero emissioni di NOx. Lo stesso si può dire per il particolato allo scarico i cui valori sono trascurabili e di molte volte inferiori a quelli non allo scarico (le cosiddette “emissioni non esauste”) che saranno prevalenti e valgono per tutte le alimentazioni. Inoltre, un’auto Euro 6 produce 100 grammi di PM circa ogni 20.000 km, quanto un impianto a biomassa (pellet) di nuove generazione emette in sole 32 ore. Stessi progressi, come detto, sono stati compiuti nel trasporto pesante.

Anche rispetto ai modelli a benzina, i motori alimentati a gasolio sono più efficienti sotto il profilo delle emissioni. Basti pensare che nei primi 2 mesi del 2019, a un calo della quota di auto diesel immatricolate (passate dal 55,8% al 43,2% del totale) è corrisposto un aumento medio del CO2, passato da 112,8 a 121,5 g/km, delle nuove auto immatricolate.

L’unico modo per ridurre il CO2 è puntare su modelli più recenti? “Non solo – rimarca Claudio Spinaci – visto che oggi abbiamo a disposizione soluzioni tecnologiche in grado di rispettare gli obiettivi di riduzione di CO2 nel breve-medio termine, mentre si stanno già studiando e sviluppando combustibili liquidi innovativi per andare verso la decarbonizzazione al 2050. L’industria petrolifera sta investendo significativamente in ricerca e sviluppo, con l’obiettivo di tagliare al 2050 dell’80-90% le emissioni climalteranti (GHG) rispetto al 2015”.

“Ma allora, per quale ragione si continua a dare addosso ai motori diesel di ultima generazione?”, si domanda laconico Pierluigi Bonora. “Mi sa che a Roma, come a Bruxelles, chi decide sta affrontando il problema delle emissioni su testi datati e con riscontri oggettivi che non tengono conto dei dati forniti, per esempio in questa occasione. E non penso che il presidente Spinaci sia così sprovveduto da venire a raccontare delle fandonie. È giusto ascoltare tutte le campane e non solo quella di chi ha interesse a diffondere messaggi fuorvianti. Con questo non voglio dire che l’auto elettrica sia uno specchio per le allodole. Ritengo però sacrosanto che non vengano imposte soluzioni per partito preso, che, oltre al nobile fine di pulire l’aria che respiriamo, puntano anche a ingrassare le casse delle tesorerie attraverso interventi che nuocciono all’economia, all’occupazione, creando incertezza e apprensione tra i consumatori, l’anello finale della catena”.

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