Mentre a Bruxelles si continua a lavorare all’Industrial Accelerator Act e al Pacchetto Automotive, e a Londra si rivede il mandato sui veicoli a zero emissioni (ZEV), Toyota prende posizione.
Il costruttore giapponese invita i legislatori dell’Unione Europea e del Regno Unito ad agire con maggiore pragmatismo e spirito di collaborazione, per tutelare il futuro dell’industria automobilistica del continente. La sua proposta ha un nome: “Made with Europe”, un approccio normativo che guarda agli obiettivi di decarbonizzazione come traguardi raggiungibili, aperti a più tecnologie e coerenti con il ritmo reale del mercato.

Presente nel Vecchio Continente da oltre 60 anni, dove progetta, sviluppando e costruendo veicoli, motori e sistemi ibridi insieme a partner e fornitori locali “Toyota non è più un ospite in Europa – ha sottolineato Yoshihiro Nakata, Presidente e CEO di Toyota Motor Europe – ma un produttore europeo e vogliamo che l’industria automobilistica europea abbia successo“.
L’azienda dice infatti di condividere gli obiettivi climatici europei, ma ritiene che le decisioni dei prossimi mesi debbano unire ambizione e realismo.
Industrial Accelerator Act e Pacchetto Automotive: cosa chiede Toyota all’Unione Europea
Dal “Made in Europe” al “Made with Europe”
Sull’Industrial Accelerator Act, il provvedimento pensato per rafforzare la base industriale europea, Toyota condivide l’obiettivo, ma chiede che sia accompagnato da una scala adeguata. Considerando anche partner come Regno Unito, Turchia e Giappone, il mercato europeo allargato raggiunge circa 31 milioni di veicoli, dimensione che l’azienda ritiene necessaria per competere a livello globale.
Una regola che prevedesse l’assemblaggio solo nell’UE, secondo il costruttore, rischierebbe di scoraggiare chi investe da tempo nel continente. Un’auto prodotta in Europa, infatti, significa anche ingegneria, ricerca e sviluppo e posti di lavoro qualificati.
Le richieste principali:
- riconoscere un numero ristretto di partner affidabili, legati all’UE da accordi di libero scambio o unione doganale con piena reciprocità
- introdurre gradualmente il requisito di contenuto europeo, fino al 70% in tre anni, calcolato sul valore del veicolo all’uscita dalla fabbrica
- non applicare requisiti sostanziali al settore auto prima del 2030
- fissare al 70% la soglia per le vendite, evitando l’85% proposto
- applicare regole coerenti per appalti pubblici, incentivi e flotte aziendali
- escludere temporaneamente i veicoli a celle a combustibile
Obiettivi di CO₂ ambiziosi ma in linea con la domanda
Sul Pacchetto Automotive, Toyota chiede di mantenere la direzione verso il 2035, lasciando ai costruttori flessibilità sul ritmo del mercato. Secondo l’azienda, le auto elettriche a batteria arriveranno a circa il 45% delle nuove immatricolazioni entro il 2030, mentre le norme attuali ne richiedono oltre il 55%. Per i veicoli commerciali leggeri (LCV) il divario sarebbe ancora più ampio.

“L’isolamento ci rende più deboli – ha dichiarato Matt Harrison, Chief Corporate Officer di Toyota Motor Europe – l’Europa dispone delle capacità, delle persone e dei partner necessari per svolgere un ruolo di guida, ma la legislazione deve riflettere il ritmo con cui i clienti in grado e disposti a cambiare. “Made with Europe” è la nostra richiesta principale perché insieme siamo più forti”.
Tra le proposte:
- una finestra di conformità quinquennale dal 2028 al 2032 e un obiettivo di riduzione delle emissioni del 90% al 2035, con flessibilità legate a combustibili rinnovabili e acciaio verde
- un trattamento separato per gli LCV, con riduzioni del 35% al 2030 e dell’80% al 2035, calcolate su media quinquennale
- il riconoscimento come veicoli a emissioni zero di quelli alimentati esclusivamente con carburanti rinnovabili ammissibili (VEEF), secondo la direttiva RED III
- revisioni periodiche degli obiettivi, se domanda e infrastrutture non evolvono come previsto
Il Regno Unito e il mandato ZEV: la richiesta di un percorso allineato all’UE
Anche oltremanica Toyota chiede un quadro più vicino a quello europeo. Il mandato ZEV è in vigore dal 3 gennaio 2024 e obbliga i costruttori di auto e furgoni a vendere ogni anno una quota crescente di veicoli a zero emissioni, cioè elettrici a batteria o a idrogeno. Per le auto le soglie salgono dal 22% del 2024 fino al 100% nel 2035. Chi non rispetta le quote rischia multe fino a 15.000 sterline per ogni auto e 18.000 per ogni furgone non conforme.
Il governo britannico ha avviato una consultazione per rivedere i target tra il 2027 e il 2035, con conclusioni attese all’inizio del 2027. Toyota accoglie con favore la revisione: il passaggio all’elettrico deve proseguire, ma a un ritmo che rifletta la domanda. Con il 2030 ormai vicino, osserva, le decisioni di investimento prese oggi condizioneranno la produzione del 2035 e oltre.
Le richieste a Londra:
- fissare per il 2030 livelli realistici, con quote ZEV massime del 50% per le auto e del 40% per i furgoni, con margini di flessibilità
- definire già ora il quadro per il 2035
- estendere le flessibilità di conformità fino al 2035
- adottare un approccio quinquennale, simile a quello dell’UE
- riconoscere i carburanti rinnovabili come via alla decarbonizzazione, valutando un equivalente britannico dei VEEF
- concludere la revisione del mandato nel 2027












