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Autovelox, a Milano il grande spegnimento: cosa cambia davvero

Da ieri a Milano si viaggia con dieci autovelox fissi in meno. Non è una sanatoria per gli automobilisti dal piede pesante, ma l’effetto del nuovo decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che mette finalmente ordine in un tema discusso da anni: l’omologazione dei dispositivi per il controllo della velocità.

Il risultato è immediato: delle 17 postazioni fisse presenti in città – alcune operative in entrambe le direzioni di marcia – ben 10 vengono disattivate, pari al 58,8% del totale. Rimangono in funzione solo gli apparecchi conformi ai nuovi requisiti previsti dalla normativa.

La vera novità, però, è un’altra. Il decreto distingue in modo netto due concetti che per anni sono stati trattati quasi come sinonimi: approvazione e omologazione. La prima certifica che un determinato modello di autovelox è idoneo in linea teorica; la seconda verifica, invece, che ogni singolo dispositivo rispetti gli standard di costruzione, precisione e affidabilità richiesti. Una differenza tutt’altro che marginale.

Il paradosso è che il Codice della strada prevedeva l’obbligo dell’omologazione già dal 1992, ma mancava una procedura normativa che spiegasse come ottenerla. Un vuoto legislativo durato oltre trent’anni e finito più volte al centro di ricorsi e sentenze, fino agli interventi della Corte di Cassazione, che già negli ultimi anni aveva ribadito la necessità di verifiche periodiche di funzionalità e taratura degli apparecchi.

Il decreto introduce anche criteri tecnici precisi: margine di errore massimo di 3 km/h fino ai 100 km/h, controlli e tarature periodiche, parametri misurabili di affidabilità e l’oscuramento automatico dei volti nelle fotografie frontali, a tutela della privacy. Inoltre, resta valido il principio introdotto nel 2024 secondo cui gli autovelox possono essere installati solo su strade con limiti di velocità non inferiori ai 50 km/h.

Per gli automobilisti cambia poco sul piano delle regole: chi supera i limiti continuerà a essere sanzionato. Cambia però la certezza che i controlli vengano effettuati con strumenti pienamente conformi agli standard previsti.

La questione ha inevitabilmente anche un risvolto economico. Secondo il Codacons, nel 2025 Milano ha incassato circa 6,9 milioni di euro dalle multe rilevate dagli autovelox, il 34,8% in meno rispetto ai 10,6 milioni dell’anno precedente, piazzandosi comunque tra le città italiane con i maggiori introiti, dietro Firenze e Bologna.

Gli autovelox continueranno probabilmente a dividere l’opinione pubblica: per alcuni rappresentano uno strumento indispensabile per la sicurezza stradale, per altri sono soprattutto un mezzo per fare cassa. La verità, come spesso accade, sta nel modo in cui vengono utilizzati. Controlli trasparenti, dispositivi affidabili e installazioni motivate sono più facili da accettare rispetto a strumenti percepiti come semplici “bancomat” per le amministrazioni.

Più che l’inizio di una guerra agli autovelox, dunque, quello di oggi sembra essere l’inizio di una nuova fase: quella in cui anche i dispositivi chiamati a far rispettare le regole dovranno dimostrare, senza ombra di dubbio, di rispettarle per primi.

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