Il tema attraversa il settore da mesi, e a Roma è tornato al centro di Automotive Talks 2026, la quarta edizione dell’appuntamento B2B per i imprenditori della distribuzione auto del Centro e Sud Italia, patrocinata da Confcommercio Mobilità e ospitata all’Art Forum Würth l’8 ottobre.
Concessionari, manager e istituzioni a confronto su come cambia un settore che si trasforma nelle motorizzazioni, nei modelli di business e nel modo in cui si usa l’auto.
Il messaggio più condiviso dai relatori è che la decarbonizzazione non ha una sola strada. Per Simonpaolo Buongiardino, di Confcommercio Mobilità, l’elettrificazione è una delle soluzioni ma non l’unica: serve un mix di carburanti e vettori energetici, e la neutralità tecnologica deve tradursi in scelte concrete. Anche la valutazione ambientale, ha sottolineato, deve guardare all’intero ciclo di vita dell’auto, dalle materie prime alla demolizione, e non fermarsi alle emissioni allo scarico.
Sulla stessa linea il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, che nel suo messaggio ha indicato biocarburanti, e-fuel e idrogeno come alternative valide, senza fermare la spinta all’elettrico, per raggiungere gli obiettivi ambientali mantenendo solida la filiera produttiva.
Più netto l’europarlamentare Carlo Fidanza, secondo cui il 2035 “si può e si deve rivedere”. La proposta è introdurre nel regolamento europeo una categoria di veicoli alimentati con carburanti rinnovabili. Il vantaggio dei biocarburanti, ha spiegato, è che si usano subito nei motori di oggi e con la rete di distribuzione esistente: un tema rilevante se si pensa agli oltre 41 milioni di auto già in circolazione.
Fidanza ha toccato anche le flotte aziendali, insieme al contenuto europeo dei componenti e alla dipendenza dalla Cina per materie prime e batterie.
Dalla proprietà all’uso: cosa cambia per chi gestisce flotte
C’è poi un passaggio che riguarda da vicino la mobilità aziendale. Secondo Buongiardino, si è passati “dall’acquisto dell’auto al costo dell’acquisto e poi al costo della guida”, che si tratti di leasing o noleggio. L’auto che un tempo serviva a spostarsi e a rappresentare lo status sociale vede oggi spezzarsi questo binomio: da un lato l’uso, dall’altro l’eventuale bisogno di mostrare chi si è.
Per concessionari e fleet manager è un cambio di prospettiva netto. Conta sempre meno il possesso del veicolo e sempre più il costo complessivo di utilizzo, e con esso la flessibilità delle formule. E, come emerso dal confronto, la scelta della motorizzazione giusta dipende dall’uso: privato, commerciale o professionale richiedono tecnologie diverse.












