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EES, finisce la flessibilità sui controlli: il settore chiede all’UE una proroga fino al 2027

La fase di transizione del nuovo sistema europeo di controllo alle frontiere è ormai terminata, ma per aeroporti e compagnie aeree il problema non è ancora risolto. L’industria del viaggio chiede a Bruxelles di mantenere la possibilità di sospendere temporaneamente alcuni controlli biometrici per evitare nuove congestioni nei periodi di maggiore traffico.

Il 6 settembre è scaduta la finestra che consentiva agli Stati partecipanti di ricorrere, quando necessario, a una sospensione parziale delle procedure dell’Entry/Exit System, l’EES. La richiesta del settore è ora quella di prolungare questa flessibilità almeno fino alla fine della stagione invernale 2026-2027.

La questione riguarda soprattutto la capacità degli aeroporti e delle autorità di frontiera di gestire contemporaneamente l’aumento dei passeggeri e le nuove procedure introdotte dal sistema.

Come cambia il controllo alle frontiere

L’EES è il sistema digitale con cui l’Unione europea sta sostituendo progressivamente la tradizionale timbratura manuale dei passaporti per i cittadini di Paesi terzi soggetti alle procedure previste.

Il sistema registra elettronicamente gli ingressi e le uscite dallo spazio Schengen e raccoglie dati biometrici, tra cui l’immagine del volto e le impronte digitali. L’obiettivo è rendere più efficiente il controllo delle frontiere e permettere alle autorità di verificare con maggiore precisione la durata dei soggiorni.

Dopo un’introduzione progressiva iniziata nell’ottobre 2025, l’EES è arrivato alla piena operatività nell’aprile 2026. La fase successiva, tuttavia, ha previsto alcune possibilità di intervento per gli Stati membri nel caso in cui le nuove procedure avessero provocato un’eccessiva pressione sui punti di frontiera.

È proprio questa flessibilità ad essere ora al centro del confronto tra Bruxelles e l’industria del trasporto aereo.

Compagnie e aeroporti: «Serve ancora flessibilità»

Per l’International Air Transport Association (IATA), la possibilità di ridurre temporaneamente alcune operazioni dell’EES dovrebbe rimanere disponibile anche nei prossimi mesi.

Thomas Reynaert, senior vice president per gli affari esterni dell’associazione, ha sostenuto che l’esperienza dell’estate ha mostrato la presenza di criticità operative ancora da risolvere.

La richiesta dell’IATA non riguarda soltanto l’estensione della flessibilità. L’associazione indica anche la necessità di accelerare i sistemi di pre-registrazione, migliorare le infrastrutture dedicate ai controlli biometrici, garantire personale sufficiente e rafforzare il coordinamento tra autorità e operatori del settore.

La stessa posizione viene sostenuta da altri rappresentanti dell’industria dei viaggi. Nel Regno Unito, l’associazione ABTA ha fatto sapere di voler chiedere all’UE di mantenere la possibilità di sospendere parzialmente le procedure dell’EES.

Il motivo è semplice: secondo gli operatori, la fase estiva ha dimostrato che la piena applicazione del sistema non procede ancora allo stesso modo in tutti i punti di frontiera.

Il nodo delle code negli aeroporti

Il passaggio ai controlli biometrici comporta tempi e procedure aggiuntivi rispetto al precedente sistema.

Per chi viaggia da un Paese terzo verso l’area Schengen, il controllo non si limita infatti alla verifica del documento. La procedura prevede anche la registrazione dei dati richiesti dall’EES. Quando il numero di passeggeri aumenta rapidamente, ogni passaggio supplementare può incidere sulla capacità complessiva dei controlli.

Durante l’estate il problema è emerso in diversi aeroporti europei, con tempi di attesa particolarmente elevati in alcuni scali. Secondo dati citati da IATA e Qsensor, a luglio il tempo medio di attesa a Francoforte ha raggiunto i 120 minuti, mentre a Monaco sono stati rilevati tempi fino a un’ora.

In Italia, Ryanair ha chiesto alla Commissione europea di estendere le deroghe fino ad aprile 2027, sostenendo che in alcuni aeroporti europei i tempi di attesa abbiano raggiunto livelli particolarmente elevati.

Il tema non riguarda quindi soltanto l’esperienza del singolo passeggero. Tempi di frontiera più lunghi possono ripercuotersi sull’organizzazione degli aeroporti, sulla gestione dei flussi e, nei casi più critici, sull’intero programma operativo degli scali.

La posizione di Bruxelles

La Commissione europea offre però una lettura meno allarmistica dell’esperienza maturata nei mesi estivi.

Un portavoce dell’esecutivo comunitario ha affermato che il sistema ha funzionato nel complesso bene, pur riconoscendo la necessità di alcuni aggiustamenti in specifici punti di attraversamento della frontiera.

Il confronto con gli Stati membri, secondo Bruxelles, prosegue proprio per intervenire sulle situazioni in cui l’applicazione pratica dell’EES presenta ancora difficoltà.

Il punto di discussione è quindi soprattutto operativo. L’obiettivo del sistema non viene rimesso in discussione: il tema è come garantire che la sua applicazione non produca colli di bottiglia quando il numero di viaggiatori aumenta.

Per chi viaggia cosa cambia

L’EES interessa i cittadini di Paesi terzi che entrano nello spazio Schengen nelle condizioni previste dal sistema. Tra questi rientrano, per esempio, i viaggiatori britannici e statunitensi che effettuano soggiorni di breve durata.

Alla frontiera i dati vengono registrati digitalmente e associati al documento di viaggio. La procedura comprende la raccolta dei dati biometrici previsti dal sistema.

Per il viaggiatore questo significa che il passaggio alla frontiera può richiedere più tempo rispetto al passato, soprattutto durante la fase di acquisizione iniziale dei dati.

Una volta a regime, il sistema dovrebbe permettere alle autorità di avere una registrazione digitale degli attraversamenti e di individuare più facilmente eventuali soggiorni oltre il periodo autorizzato.

EES ed ETIAS non sono la stessa cosa

Un altro aspetto da tenere distinto riguarda l’ETIAS, il sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi.

EES ed ETIAS fanno parte dello stesso processo di digitalizzazione delle frontiere europee, ma hanno funzioni differenti.

L’EES registra gli ingressi e le uscite dei cittadini di Paesi terzi e raccoglie i dati previsti dalle procedure biometriche. L’ETIAS sarà invece un’autorizzazione preventiva al viaggio destinata ai cittadini di Paesi terzi esenti dall’obbligo di visto.

La Commissione europea indica per l’ETIAS una tariffa di 20 euro e precisa che il sistema non è ancora operativo; la data esatta di avvio sarà comunicata con anticipo rispetto al lancio.

La prossima partita è il 2027

La scadenza della flessibilità prevista per l’EES apre ora una nuova fase.

Da una parte c’è la Commissione europea, che considera il sistema sostanzialmente operativo e sta lavorando con gli Stati membri per risolvere le criticità residue. Dall’altra ci sono compagnie aeree, aeroporti e associazioni del turismo, che chiedono di conservare uno strumento di emergenza per gestire i momenti di maggiore affluenza.

La richiesta dell’industria è di mantenere la possibilità di sospendere parzialmente le procedure fino alla fine della stagione invernale, quindi almeno fino a marzo 2027.

Nel frattempo, l’attenzione si sposta sulla capacità dei singoli Paesi di rendere i controlli più rapidi e uniformi. Pre-registrazione, infrastrutture biometriche, automazione e disponibilità di personale saranno elementi decisivi per capire se il nuovo sistema riuscirà a funzionare senza trasformare il controllo alle frontiere in un nuovo punto di congestione per gli aeroporti europei.

L’EES, dunque, è entrato nella sua fase operativa. La sfida adesso non è più stabilire quando partirà, ma dimostrare che può funzionare a pieno regime anche quando milioni di viaggiatori attraversano contemporaneamente le frontiere europee.

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