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Le migliori aziende dove lavorare in Europa: Chiesi e Bending Spoons nella top 100

La classifica Great Place to Work 2026 premia Hilton, AbbVie e DHL. L’Italia entra nella graduatoria europea con due aziende: il gruppo farmaceutico Chiesi, al 21° posto, e la società tecnologica Bending Spoons, al 69°

Quali sono le migliori aziende in cui lavorare in Europa? La risposta arriva dalla nuova classifica di Great Place to Work, che individua le 100 multinazionali capaci di distinguersi per la qualità dell’ambiente professionale e il rapporto con i propri collaboratori. Nell’edizione 2026, l’Italia conquista due posizioni grazie a Chiesi e Bending Spoons, mentre il primo posto assoluto va a Hilton.

Il risultato offre uno spunto di riflessione sul ruolo della fiducia nelle organizzazioni e sulla capacità delle imprese di costruire contesti in cui le persone possano sentirsi ascoltate, valorizzate e coinvolte. In un mercato del lavoro caratterizzato dalla competizione per le competenze, l’esperienza dei dipendenti assume infatti un’importanza crescente nelle strategie aziendali.

Secondo Beniamino Bedusa, presidente di Great Place to Work Italia, la presenza delle due società italiane dimostra che anche le imprese del Paese possono competere ai massimi livelli europei, pur operando in settori differenti.

Chiesi al 21° posto, Bending Spoons al 69°

Tra le 100 migliori multinazionali europee in cui lavorare figurano soltanto due aziende italiane.

Il risultato più alto è quello di Chiesi, gruppo farmaceutico che raggiunge il 21° posto. Segue Bending Spoons, società milanese specializzata nello sviluppo di software e prodotti digitali, che si colloca al 69° posto.

La distanza in classifica non impedisce di riconoscere il valore di due realtà appartenenti a comparti diversi. Da una parte la farmaceutica, caratterizzata da ricerca, innovazione e competenze scientifiche; dall’altra la tecnologia digitale, dove velocità di sviluppo e capacità di attrarre professionisti specializzati rappresentano elementi centrali.

La loro presenza suggerisce che la qualità dell’ambiente di lavoro non dipenda esclusivamente dal settore di attività o dalle dimensioni dell’organizzazione. Secondo l’interpretazione di Bedusa, a fare la differenza è soprattutto la fiducia che i leader riescono a costruire nel rapporto quotidiano con i collaboratori.

Per il sistema produttivo italiano, la sfida sarà ampliare il numero delle imprese capaci di ottenere riconoscimenti internazionali di questo tipo, trasformando i risultati di Chiesi e Bending Spoons da casi isolati a un riferimento più diffuso.

Hilton conquista il primo posto

Sul gradino più alto del podio europeo si posiziona Hilton, il gruppo internazionale dell’ospitalità. Al secondo posto figura AbbVie, azienda attiva nel settore biotecnologico e farmaceutico, mentre la terza posizione va a DHL, operatore internazionale della logistica.

La top ten comprende inoltre società appartenenti a comparti differenti:

Cisco, tecnologia e informatica;
Specsavers, vendita al dettaglio e servizi ottici;
Allianz, servizi finanziari e assicurazioni;
Stryker, dispositivi medici e produzione;
Aviva, servizi finanziari e assicurativi;
Siemens Healthineers, tecnologie per la sanità;
Salesforce, software e servizi digitali.

La varietà delle aziende premiate evidenzia come le strategie per migliorare l’esperienza dei dipendenti possano essere applicate in contesti organizzativi molto diversi. Dall’ospitalità alla logistica, dalla tecnologia alla farmaceutica, la gestione delle persone rappresenta una componente rilevante della cultura aziendale.

I settori più presenti nella classifica

L’analisi per comparto mostra una forte presenza delle aziende tecnologiche e delle imprese che operano nei servizi finanziari e professionali.

L’information technology rappresenta il 28% delle aziende premiate, seguita dai servizi finanziari e dalle assicurazioni con il 14%. I servizi professionali raggiungono il 12%, mentre biotecnologie, farmaceutica e retail si attestano al 10% ciascuno. Manifattura e produzione rappresentano il 9%.

Completano la distribuzione sanità (4%), ospitalità, costruzioni e altri settori (3% ciascuno), trasporti (2%), educazione e formazione e advertising e marketing (1% ciascuno).

Questa composizione conferma il peso dei comparti ad alta intensità di competenze e dei servizi, ma dimostra anche che il riconoscimento non è riservato a un’unica tipologia di attività.

Per le imprese, la capacità di offrire un ambiente professionale positivo può diventare un elemento distintivo nella ricerca di personale qualificato, soprattutto nei settori in cui le competenze sono difficili da reperire e la concorrenza tra datori di lavoro è elevata.

Come viene realizzata la classifica Great Place to Work

La graduatoria si basa sulle opinioni espresse da un campione di circa 1,2 milioni di collaboratori europei, appartenenti a organizzazioni di diversi Paesi, tra cui Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Paesi Bassi, Svezia e Svizzera.

Il ranking prende in esame grandi organizzazioni con almeno 500 dipendenti e utilizza le valutazioni dei lavoratori per analizzare la qualità dell’esperienza professionale.

Il dato più rilevante è il ruolo attribuito alla percezione dei collaboratori. La reputazione di un’impresa come luogo in cui lavorare non dipende soltanto dalle iniziative dichiarate dal management, ma anche da come le persone vivono concretamente le relazioni professionali e le pratiche organizzative.

La classifica costituisce quindi un indicatore utile per osservare il rapporto tra leadership, cultura aziendale e fiducia, pur non rappresentando una misura esaustiva di tutti gli aspetti della qualità del lavoro.

Fiducia e ascolto: perché il clima aziendale conta per il business

Per Bedusa, il riconoscimento ottenuto da Chiesi e Bending Spoons dimostra che un ambiente di lavoro positivo può essere costruito in settori differenti. La priorità, secondo il presidente di Great Place to Work Italia, è che i responsabili sappiano ascoltare i collaboratori, comunicare con chiarezza e mantenere coerenza tra le parole e le azioni.

La fiducia, in questa prospettiva, non è soltanto una questione di clima interno. Può influenzare la capacità di un’organizzazione di trattenere i talenti, affrontare i cambiamenti e mantenere le persone coinvolte negli obiettivi aziendali.

Quando i dipendenti percepiscono coerenza e trasparenza nelle decisioni, diventa più facile costruire relazioni professionali solide. Al contrario, una distanza persistente tra i valori dichiarati e le pratiche quotidiane rischia di compromettere la credibilità della leadership.

Per le risorse umane, questo significa lavorare non soltanto su benefit e iniziative di benessere, ma anche sulla qualità della comunicazione interna, sulle opportunità di sviluppo e sulla capacità dei manager di dare seguito ai feedback ricevuti.

Italia fuori dalla top ten: la sfida per le imprese

Nonostante il risultato di Chiesi e Bending Spoons, nessuna azienda italiana entra nelle prime dieci posizioni della classifica europea. Un dato che apre una riflessione sulle possibilità di crescita delle imprese del Paese in materia di cultura organizzativa ed esperienza dei dipendenti.

L’obiettivo, secondo Bedusa, dovrebbe essere rendere meno eccezionale la presenza italiana tra i migliori ambienti di lavoro europei. Per riuscirci, le aziende sono chiamate a investire in pratiche coerenti e diffuse, evitando che l’ascolto e la valorizzazione delle persone siano limitati a singoli gruppi o iniziative isolate.

La classifica Great Place to Work 2026 restituisce dunque una doppia indicazione: da un lato, Chiesi e Bending Spoons dimostrano che le imprese italiane possono raggiungere risultati significativi; dall’altro, la loro presenza limitata segnala quanto spazio resti per diffondere modelli organizzativi fondati sulla fiducia.

La qualità del lavoro non è più soltanto una questione di reputazione aziendale: è anche una leva per attrarre competenze, rafforzare la permanenza dei dipendenti e sostenere la competitività. Per le imprese italiane, la sfida sarà tradurre questi principi in comportamenti quotidiani e risultati misurabili, rendendo l’esperienza dei collaboratori una priorità concreta delle strategie di business.

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